Il lavoro ben fatto premia, sempre

È vero, il lavoro ben fatto premia, fare ciò che facciamo in un modo eccellente, quasi impeccabile, andando alla ricerca della perfezione premia sempre, soprattutto a lungo andare. Anche quando il CEO di Apple organizzò un incontro con la stampa per chiarire la questione dell’antennagate che affliggeva (non solo) l’iPhone 4 – l’immagine di apertura richiama proprio quell’evento.

il lavoro ben fatto

Ricordate l’Antennagate?
Tutti nel proprio lavoro dovrebbero fare tesoro di questa slide

Mi è capitato di tornare a leggere alcuni tratti della vita di Steve Jobs, un perfezionista maniacale quasi rompiscatole, ossessionato dai dettagli, perché era mosso da una filosofia senza compromessi, una visione – e non un percorso tracciato – che ha cambiato la Apple, consegnandole un modello di approccio praticamente unico nello sviluppo di nuovi prodotti.

Il perfezionismo di Jobs emerge in ogni occasione che il CEO aveva di apparire in pubblico, come ad esempio i tanto rumoreggiati keynote, mostrando una grande cura per tutto, ovvero tanto per le cose importanti quanto per quelle (apparentemente) meno importanti, e, proprio grazie a questa sana mania, la Apple è rinata, arrivando anche a vincere importanti premi per la fattura quasi artigianale dei suoi dispositivi.

Inoltre, in un’intervista Jonathan Ive, parlando del design Apple, racconta di quanto Steve fosse un uomo concentrato, con un focus quasi esclusivo di tutto eccetto la questione di cui di volta in volta si occupava.

L’aspirazione di Steve all’eccellenza è il segreto del successo del design dei prodotti creati della casa della mela. Inoltre per lui “design” non rappresentava prima di tutto l’aspetto esteriore di qualcosa, cioè non caratteristiche come il colore o lo stile, bensì per “design” egli intendeva come il prodotto funziona, ossia user experience, interfaccia utente, funzionalità, non aspetto esteriore.

Nel 1996, durante un’intervista a Wired, Jobs spiegò:

Quello del design è uno strano universo. Alcuni pensano che il design si occupi soltanto dell’aspetto esteriore. Ma naturalmente, se si va a scavare più a fondo, si scopre che si occupa di come un prodotto funziona. Il design dell’iMac non era soltanto nel suo aspetto esteriore, anche se quello ne rappresentava una parte. Stava soprattutto nel modo in cui funzionava.

Per progettare davvero bene una cosa, bisogna capirla. Bisogna afferrare davvero di cosa si tratta. Capire in profondità una cosa comporta un impegno costante e appassionato: bisogna assaporarla lentamente, non limitarsi ad ingoiarla in un boccone. E molte persone non si prendono il tempo necessario per farlo.

Si dice che “la semplicità nell’arte è, in generale, una complessità risolta”, o meglio, lo ha detto lo scultore rumeno Constantin Brancusi: in tal senso il primo Macintosh è un riflesso di questa espressione.

Questo è un esempio in cui si può vedere che il lavoro ben fatto premia, anche per il Macintosh: il suo sviluppo necessitò di un lavoro molto lungo e quasi certosino, perché fu creato non seguendo una classica frenetica tabella di marcia, ma il progetto venne vagliato più e più volte e nei minimi particolari, fintantoché non risultò “soddisfacente”.

Quando si prende in considerazione un problema e questo sembra estremamente facile da risolvere, vuol dire che non si è capita veramente la sua complessità.

così Jobs disse nel 1983 agli sviluppatori del Macintosh.

Quando poi si riconsidera il problema, allora si capisce quanto sia complesso e si adottano delle soluzioni contorte. E’ qui che di solito la gente si ferma e la soluzione sembra funzionare, almeno per un po’. Ma le persone veramente in gamba vanno avanti fino a scoprire il principio sottostante al problema e a trovare una soluzione elegante capace di funzionare ad ogni livello. Questo è quello che abbiamo voluto fare noi col Mac.

Dalle parole di Jobs, è facile capire ad esempio per quale motivo abbiamo atteso tanto per avere il copia-incolla sui dispositivi con iOS, o perché ancora non abbiamo una vera e propria condivisione di file via bluetooth – e arrivati a questo stadio evolutivo della tecnologia non ce ne sarà mai bisogno…

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