Tim Cook e i gay: un marketing alle minoranze

La lettera che Tim Cook ha scritto su Bloomberg, in cui ha dichiarato di essere gay, ha sicuramente suscitato tante reazioni. Come vedremo, è stata scritta con una certa impostazione, che la rende molto appetibile a quei palati poco inclini a gustare le notizie in profondità.

Tim Cook gay marketing

Il logo di Apple nel suo video “Pride”

Il discorso di Tim Cook parte citando le classiche umili origini, i grandi prodotti che tutti i lavoratori in Apple creano e nientepopodimeno che Martin Luther King: il quadro è completo, il CEO di Apple ha dalla sua parte pesi sufficienti per poter affermare legittimamente quanto sta per dire. In questo modo, il suo discorso è più facile da accettare, perché l’incipit chiama in causa elementi inconfutabili.

Successivamente, parla della sua franchezza nel manifestare la sua omosessualità con molte persone: ciò non è detto che lo abbia fatto in Apple, specie perché afferma che “molti colleghi sanno“, non che è stato aperto con molti colleghi sul suo orientamento sessuale. Una considerazione sottile, ma dal peso non indifferente: un conto è essere naturali e aperti con amici, un conto è esserlo con i colleghi (e infatti, dice Tim Cook, i colleghi sanno, né più né meno).

E legittima nuovamente il suo orientamento, accostando questo aspetto al fatto che la società che è chiamato ad amministrare ami creatività e innovazione e abbracci le differenze delle persone.

Poi passa ad un’esaltazione quasi narcisistica (del resto è il CEO di Apple), che in termini cristiani si traduce in una castroneria pazzesca: le varie confessioni cristiane si basano, fra le altre cose, sui “dieci comandamenti” e infrangerli concorre a commettere un peccato cosiddetto mortale. Senza addentrarci troppo nella questione, consideriamo il sesto comandamento, “Non commettere atti impuri”: volendo, si può discutere se l’andare a prostitute, l’autoerotismo, la lussuria, la libidine, il sesso fuori dal matrimonio siano definibili “atti impuri”, ma sicuramente lo è la sodomia.

Pertanto, è logico che essere omosessuale non è in alcun modo un Dono di Dio (a meno che l’omosessualità non sia accompagnata da una ferrea convinta continenza e castità, cosa che non pare proprio essere di Tim Cook).

Discorso analogo, visto che ha citato il Padre Eterno, potremmo farlo quando scrive del matrimonio, che, per definizione, è tra uomo e donna, ma vi risparmio la pantomima.

Tuttavia Tim Cook non si considera un attivista, ma capisce quanto abbia beneficiato dal fatto che altri abbiano fatto outing: del resto è più comodo farlo quando sei il CEO di Apple che un impiegato qualsiasi.

Infine, avviandosi alla conclusione, riprende l’impostazione iniziale della lettera: parte con i valori di Apple e finisce con Martin Luther King.

Come si può constatare, si tratta di una lettera che, ad un prima rapida lettura, si dimostra condivisibile, veramente limpida, piena di valori. Poi però basta smontarla per trovare alcuni stratagemmi comunicativi.

Quest’azione di Tim Cook si può leggere in vari modi. Prima di tutto, è chiaro che avesse un pizzico di voglia di visibilità (come fa a passare inosservata una lettera del genere scritta da un Pinco Pallino NON qualunque?), ma da usar come?

Da un lato per se stesso, dall’altro per dar spazio ad una minoranza: il fatto di dare spazio ad una minoranza sociale, di appartenervi, è considerato da Cook un valore, specie se questo appoggio è costante nel tempo, come ad esempio per la sfilata al gay pride (con addirittura la pubblicazione di un video promo), la questione dei diritti in Arizona, l’outing stesso del CEO.

Appoggiare le masse, dare loro visibilità e occasioni per emergere significa coltivare un pubblico, un’audience: in questo caso, Apple per mano di Tim Cook cerca di avvicinare un pubblico omosessuale senza ovviamente allontanare quello eterosessuale. In generale, che male c’è ad appoggiare un uomo che vuole stare vicino ad un altro uomo durante la sofferenza? O che male c’è ad appoggiare un uomo che vuole l’eredità di un altro uomo con cui ha condiviso la vita?

Queste domande presuppongono chiaramente una risposta positiva, e al contempo non escludono niente e nessuno. Per questo arrivano in profondità verso quelle minoranze, che non sarebbero più di tanto toccate dal brand senza una mossa del genere.

Alla fine, per poche cose sono d’accordo con Tim Cook: è un peccato che oggigiorno ci siano discriminazioni per ciò in cui una persona crede. Questo è ciò che è accaduto al CEO di Firefox, nonché inventore del Javascript, Brendan Eich. “A Mozilla crediamo nella libertà di parola”, dissero. Poi epurarono il genio del web solo perché aveva detto di credere nel matrimonio uomo-donna.

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